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Il primo novembre 1914, dopo tre anni di voti
temporanei, Frate Massimiliano emise la professione solenne. Aggiunse
"Maria" al proprio nome religioso, esprimendo in tal modo
la nota caratteristica della sua spiritualità. Si, laureò
il 22 novembre 1915, presso la Pontificia Università Gregoriana. Il
26 febbraio 1930, P.Massimiliano partì per il Giappone, il
12 giugno, tornò in Polonia per partecipare al Capitolo Provinciale:
doveva informare il nuovo Ministro Generale sul lavoro svolto e
da svolgersi in Giappone. Il 1° settembre 1939, i nazisti
invasero la Polonia, imponendo l'immediata dispersione della numerosa
comunità religiosa e la sospensione di ogni attività
editoriale. Anzi, al sopraggiungere delle armate tedesche, il 19
settembre una quarantina di frati, compreso padre Massimiliano,
furono internati in un campo di concentramento. Rilasciati tre mesi
più tardi essi organizzarono un'intensa opera di assistenza
alla popolazione circostante ed a migliaia di profughi accolti caritatevolmente,
senza alcuna discriminazione, ed ospitati nel recinto del convento. Di
conseguenza, le autorità naziste divennero più sospettose
ed aumentarono la sorveglianza. Il 21 novembre 1940, P.Kolbe ottenne
il permesso di pubblicare un numero del "Cavaliere dell'Immacolata",
con una tiratura di 120.000 copie e la data "dicembre 1940
- gennaio 1941". Nel 1941 in piena guerra mondiale Kolbe
viene deportato ad Auschwitz, dove insieme a migliaia di prigionieri
trascorre mesi infernali: lavori forzati, umiliazioni, malattie.
Il 20 luglio, un prigioniero riesce a fuggire dal lager. Le regole
stabiliscono che, se non tornerà, dieci ebrei dovranno essere
uccisi per lui. L’attesa si protrae per tutta la notte ma inutilmente,
all’alba il comandante del campo sceglie a caso dieci internati
da giustiziare. Uno degli uomini che deve essere ucciso scoppia
in pianto e grida la sua disperazione. Padre Kolbe si offre al suo
posto e, insieme agli altri condannati, muore il 14 agosto. Il
sacrificio di padre Kolbe provocò una grande impressione
nelle menti dei prigionieri, poiché nel campo non si riscontravano
quasi affatto manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero
si rifiutava di dare ad un altro un pezzo di pane, e qui si era
dato il caso che uno aveva offerto la propria vita per un altro
prigioniero a lui sconosciuto". Quando Kolbe era bambino
a circa dieci anni, avvenne l'episodio più straordinario
della sua infanzia: fu una apparizione della Madonna che non avrebbe
più dimenticato e che profetizzò il suo martirio,
sua madre rivelò tale evento ai confratelli di suo figlio
solo dopo la sua morte. Il Papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre
1981 proclamò Padre Kolbe santo; in quella occasione in prima
fila in Piazza S. Pietro era presente l’uomo al quale Padre Kolbe
salvò la vita: Francesco Gajowniczek, il prigioniero salvato
da San Massimiliano Maria Kolbe, (morì nel 1995) e che mai
avrebbe pensato di contribuire con il suo gesto di paura a fare
del suo salvatore uno dei santi più significativi del nostro
secolo.
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