PADRE MASSIMILIANO KOLBE

Massimiliano Kolbe

Massimiliano Kolbe all'anagrafe Raimondo, nacque l'8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola vicino Lòdz al centro dell'attuale Polonia, allora dominata dagli zar di Russia. Cresce nella povertà e nel sacrificio, ma con voglia di vivere e lavorare, figlio di Giulio e Maria Dabrowska entrambi Terziari Francescani e tessitori di professione. Il 4 settembre 1910, nonostante le incertezze sulla propria vocazione, Raimondo indossò il saio francescano e cambiò il proprio nome in Massimiliano.


Il primo novembre 1914, dopo tre anni di voti temporanei, Frate Massimiliano emise la professione solenne. Aggiunse "Maria" al proprio nome religioso, esprimendo in tal modo la nota caratteristica della sua spiritualità. Si, laureò il 22 novembre 1915, presso la Pontificia Università Gregoriana.
Il 26 febbraio 1930, P.Massimiliano partì per il Giappone, il 12 giugno, tornò in Polonia per partecipare al Capitolo Provinciale: doveva informare il nuovo Ministro Generale sul lavoro svolto e da svolgersi in Giappone.
Il 1° settembre 1939, i nazisti invasero la Polonia, imponendo l'immediata dispersione della numerosa comunità religiosa e la sospensione di ogni attività editoriale. Anzi, al sopraggiungere delle armate tedesche, il 19 settembre una quarantina di frati, compreso padre Massimiliano, furono internati in un campo di concentramento. Rilasciati tre mesi più tardi essi organizzarono un'intensa opera di assistenza alla popolazione circostante ed a migliaia di profughi accolti caritatevolmente, senza alcuna discriminazione, ed ospitati nel recinto del convento.
Di conseguenza, le autorità naziste divennero più sospettose ed aumentarono la sorveglianza. Il 21 novembre 1940, P.Kolbe ottenne il permesso di pubblicare un numero del "Cavaliere dell'Immacolata", con una tiratura di 120.000 copie e la data "dicembre 1940 - gennaio 1941".
Nel 1941 in piena guerra mondiale Kolbe viene deportato ad Auschwitz, dove insieme a migliaia di prigionieri trascorre mesi infernali: lavori forzati, umiliazioni, malattie. Il 20 luglio, un prigioniero riesce a fuggire dal lager. Le regole stabiliscono che, se non tornerà, dieci ebrei dovranno essere uccisi per lui. L’attesa si protrae per tutta la notte ma inutilmente, all’alba il comandante del campo sceglie a caso dieci internati da giustiziare. Uno degli uomini che deve essere ucciso scoppia in pianto e grida la sua disperazione. Padre Kolbe si offre al suo posto e, insieme agli altri condannati, muore il 14 agosto.
Il sacrificio di padre Kolbe provocò una grande impressione nelle menti dei prigionieri, poiché nel campo non si riscontravano quasi affatto manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero si rifiutava di dare ad un altro un pezzo di pane, e qui si era dato il caso che uno aveva offerto la propria vita per un altro prigioniero a lui sconosciuto".
Quando Kolbe era bambino a circa dieci anni, avvenne l'episodio più straordinario della sua infanzia: fu una apparizione della Madonna che non avrebbe più dimenticato e che profetizzò il suo martirio, sua madre rivelò tale evento ai confratelli di suo figlio solo dopo la sua morte.
Il Papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1981 proclamò Padre Kolbe santo; in quella occasione in prima fila in Piazza S. Pietro era presente l’uomo al quale Padre Kolbe salvò la vita: Francesco Gajowniczek, il prigioniero salvato da San Massimiliano Maria Kolbe, (morì nel 1995) e che mai avrebbe pensato di contribuire con il suo gesto di paura a fare del suo salvatore uno dei santi più significativi del nostro secolo.

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