IL NAZISMO E LA PENA DI MORTE

Durante il regime nazista, in Germania e nei paesi occupati ci fu un picco delle condanne a morte e delle esecuzioni, oltre alle morti ottenute mediante il sistema concentrazionale. Dalla "notte dei cristalli" (9 novembre 1938) si erano incrementate nel Reich hitleriano le persecuzioni antiebraiche; e il tentativo di instaurare un "nuovo ordine europeo" prima e durante la seconda guerra mondiale estese le esecuzioni di pari passo con la pianificazione dello sterminio e del genocidio. Adolf Hitler, con l'idea di creare una razza pura, priva di ogni "contaminazione esterna"; ordinò l'internamento nei campi di concentramento di ebrei, neri, zingari, omosessuali, che venivano sistematicamente uccisi dalle SS.

EBRAISMO E PENA DI MORTE

Nelle comunità religiose ebraiche derivate dalla diaspora non esiste una struttura gerarchica che imponga scelte morali a tutti; le varie etnie sono organizzate con un loro rabbino capo e l'autorità maggiore viene riconosciuta al rabbino di Gerusalemme (che tuttavia rimane un primus inter pares), ma ogni rabbino gode di autonomia e sono le sentenze rabbiniche ad essere punto di riferimento per la comunità. Tradizionalmente per gli Ebrei ortodossi vale la legge mosaica della "vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede", codificata nei 617 precetti del Deuteronomio e del Levitico, secondo la quale la pena di morte è un legittimo strumento di punizione. Le colpe che essa prevede sono l'omicidio, l'adulterio, l'incesto (inteso in senso molto ampio), i rapporti omosessuali, la maledizione dei genitori, la bestemmia, l'idolatria, la violazione del sabato, il divorzio (in cui solo la donna viene punita); i metodi per eseguire la condanna a morte sono la lapidazione, il rogo, la sospensione al legno, il colpo di spada, lo strangolamento e la somministrazione di gocce di piombo incandescente in gola.
In realtà la pena di morte oggi essa risulta inapplicabile in toto o per alcuni reati e nella forma tradizionale della lapidazione, in quanto spesso in contrasto con le leggi civili dei Paesi in cui le comunità ebraiche si trovano; come nello Stato di Israele, che è uno Stato laico in cui la legge civile è indipendente dai precetti religiosi, sebbene la pena di morte sia in vigore e punisca il genocidio e i reati militari.
Un Ebreo quindi non trova ragioni di rifiuto per la pena di morte nella propria religione, ma eventualmente solo nella propria coscienza.

CONVENZIONI DI GINEVRA

Le Convenzioni di Ginevra del 1949 riguardano, per il tempo di guerra, il trattamento dei prigionieri e la difesa dei civili. I seguenti sono articoli sono estratti dalla III Convenzione. Art. 100: I prigionieri di guerra e le rispettive parti tutelari siano informati, al più presto, dei reati passibili di pena capitale in base alle leggi della parte al potere. Successivamente, non divengano passibili di pena capitale altri reati, senza che ciò sia stato concordato con l'autorità dalla cui giurisdizione dipendono i prigionieri di guerra. Non si decreti sentenza capitale a carico di un prigioniero di guerra qualora il tribunale non abbia considerato attentamente, in conformità all'art. 87, secondo paragrafo, che, non essendo l'imputato cittadino della parte al potere, non è vincolato da alcun obbligo di fedeltà e si trova alla sua mercé per circostanze indipendenti dalla propria volontà. Art. 101: La sentenza capitale a carico di un prigioniero di guerra non divenga esecutiva prima della scadenza di un periodo di almeno sei mesi, con decorrenza dalla data in cui alla parte tutelare sia pervenuta relativa comunicazione dettagliata, come prevista dall'art. 107. [...] Art. 107: Il verdetto o sentenza, pronunciati a carico del prigioniero di guerra, siano immediatamenti trasmessi alla potenza tutelare, in forma di comunicazione concisa, specificante anche se il prigioniero di guerra ha il diritto di ricorso in appello, al fine di invalidare la sentenza o di ottenere la riapertura del processo. Copia della comunicazione sia partimenti inoltrata alla parte che rappresenta il prigioniero. Sia anche inviata all'imputato, prigioniero di guerra, in una lingua di sua conoscenza, se la sentenza non è stata pronunciata in sua presenza. La parte che detiene il potere provveda a comunicare immediatamente alla potenza tutelare la decisione del prigioniero di guerra di impugnare il proprio diritto di appello o rinunciarvi. Inoltre, se un prigioniero di guerra viene, in sede definitiva, dichiarato colpevole o venga nei suoi confronti emessa, in prima istanza, sentenza capitale, la parte che detiene il potere provveda, al più presto, ad inoltrare alla potenza tutelare una comunicazione dettagliata nei seguenti termini: tenore preciso della dichiarazione di colpevolezza della sentenza; verbale succinto dell'istruttoria e del processo con particolare rilievo conferito all'arringa dell'accusa e della difesa; informazione sul luogo dove verrà eseguita la sentenza. Queste comunicazioni verranno inoltrate alla potenza tutelare, all'indirizzo fornito alla parte che detiene il potere.  

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 non ammette la pena di morte, sebbene essa non sia esplicitamente menzionata.
L'art. 3 dice: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Da allora la comunità internazionale in diverse occasioni esprimerà l'intenzione di fare dell'abolizione della pena di morte un obiettivo primario nel campo della tutela dei diritti umani.

CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

La Convenzione europea dei diritti dell'uomo, firmata il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore il 3 settempre 1953, affronta il tema pena di morte;
- art.2: Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nei casi in cui il delitto sia punito dalla legge con tale pena.
Come si vede, la disposizione, pur affermando il principio di diritto alla vita, approva la pena capitale. Questo orientamento è stato modificato con la promulgazione nel 1983 e l'entrata in vigore nel 1985 del VI Protocollo alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Esso è il primo documento internazionale che prevede l'abolizione della pena di morte per i reati in tempo di pace. L'art. 1 sancisce: La pena di morte sarà abolita. Nessuna persona sarà condannata a tale pena o subirà esecuzione.

CONVENZIONE INTERAMERICANA DEI DIRITTI DELL'UOMO

La Convenzione interamericana dei diritti dell'uomo, sottoscritta nel 1969 ed entrata in vigore nel 1978, ha definito i reati politici non punibili con la pena di morte.
art. 4: Ognuno ha diritto al rispetto della vita. Tale diritto sia tutelato per legge e, in linea di principio, dal momento del concepimento. Nessuno sia arbitrariamente privato della vita.
Nei paesi nei quali la pena capitale non è stata abolita, questa è comminabile solo per i reati più gravi, a seguito dell'emanazione di un verdetto definitivo, da parte di un tribunale competente, in conformità alla legge che regola questa forma di sanzione, promulgata prima della perpetuazione del reato. Il ricorso a questo tipo di punizione non si estende ai reati per i quali attualmente non viene applicata. La pena capitale non sia ripristinata laddove è stata abolita. In nessun caso sia irrogata la pena capitale per i reati politici o reati relativi. La pena capitale non sia comminata ai minori di 18 anni o gli anziani sopra i 70 anni, al momento del reato, né lo sia alle donne incinte. Il condannato a morte ha diritto a richiedere l'amnistia, la grazia o la commutazione della sentenza, che possono essere accordate in tutti i casi. Non si irroghi la pena capitale, quando si sia in attesa di conoscere la delibera dell'autorità competente in merito alla richiesta del condannato, di cui sopra.
Il comma 6 ricalca la risoluzione 2393/1968 dell'ONU, che così recita: Una sentenza di morte non sarà eseguita finché le procedure di appello o, eventualmente, di richiesta di grazia o sospensione siano terminate.


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