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Il regime fascista si era sempre mostrato ostile verso quei cattolici che svolgevano attività politica nel partito popolare: basterebbe a tal proposito ricordare le violenze di cui restò vittima nel 1923 don Giovanni Minzoni, il quale pagò con la vita la sua tenace dedizione alle organizzazioni cattoliche. Tuttavia Mussolini si rese ben presto conto dell'importanza che avrebbe avuto per il consolidamento del regime un accordo con la Chiesa. Pertanto a sanare in via definitiva il dissidio che durava ormai da sessanta anni. Dopo lunghe trattative si giunse ai Patti Lateranensi, sottoscritti l'11 febbraio 1929 da Mussolini per lo Stato italiano e dal cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato a nome di Pio XI, ricordato in seguito come il "papa della Conciliazione".
I Patti sottoscritti furono 3:
Le concessioni dello Stato alla Chiesa
furono:
a) il riconoscimento degli effetti
civili del matrimonio religioso;
b) l'insegnamento, obbligatorio in tutte le
scuole, della religione cattolica, definita "fondamento e coronamento
dell'istruzione pubblica";
c) Il riconoscimento del carattere sacro della
Città Eterna e l'impegno a rimuovere quanto potesse essere in contrasto con tale
carattere;
d) Il riconoscimento della personalità giuridica e del patrimonio
degli enti ecclesiastici;
e) La garanzia di libertà ed autonomia ai gruppi
di Azione Cattolica operanti in accordo con la gerarchia
ecclesiastica.
Fu creato quindi lo Stato della Città del Vaticano e riconosciuta l'extraterritorialità delle basiliche patriarcali e taluni edifici e sale della congregazione romana e della residenza di Castel Gandolfo, si autorizzò un regime di esenzione fiscale per chiese e istituti religiosi. Tali concessioni sembrarono assai importanti a papa Pio XI il quale, in un discorso ai professori e agli studenti dell'Università Cattolica di Milano, manifestò la propria soddisfazione per essere stato "nobilmente assecondato" nella richiesta dal cavaliere Mussolini. In realtà il capo del governo cedette su questioni che gli interessavano poco e che gli conquistarono la simpatia di molti cattolici. L'unica concessione che nel tempo ebbe peso fu quella relativa all'autonomia dell'azione Cattolica. Quando Mussolini nel 1931 eliminò tutte le associazioni giovanili non fasciste non potè eliminare i Gruppi di Azione Cattolica con cui vi fu una forte polemica, il fascismo anche se proibì alla A.C. ogni attività non strettamente religiosa non potè direttamente operare controlli in quanto tali controlli rimasero dipendenti dalla Gerarchia ecclesiastica.
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