Gli avvenimenti che caratterizzarono il periodo tra il 1930 e il 1945 furono determinati essenzialmente dalla politica nazionalista e espansionista della Germania di Hitler e dell'Italia di Mussolini. Nazismo e fascismo determinarono sin dal loro esordio un controllo assoluto dello stato in ogni settore della vita sociale, furono soppresse le libertà di informazione e istituiti tribunali speciali per sopprimere ogni forma di dissenso, quando ciò non avveniva in forme violente. Nei confronti degli ebrei sia il nazismo sia il fascismo basarono alcune leggi sull'ideologia della"razza superiore", tali provvedimenti furono il preludio per ben più gravi forme di violenza. Lo scoppio della seconda guerra mondiale fu inevitabile e in tale situazione ebbe anche inizio la deportazione sistematica degli ebrei nei campi di concentramento...

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Approfondimento:

DAL 1919 AL 1939 CRISI ECONOMICA, POLITICA E SOCIALE FRA LE DUE GUERRE
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Dopo la fine della prima grande guerra, nel vecchio continente gli statisti che negoziarono la pace a Versailles credettero tracciando i confini della nuova Europa, di aver determinato, una volta per tutte i quadri territoriali entro cui si sarebbe compiuta l’evoluzione di un mondo stabilmente pacificato. Tuttavia i rancori generati dalla disfatta o dall’insoddisfazione di alcuni vincitori dai quali nacquero i nazionalismi o le dittature e la comparsa, con la nascita dell’URSS, di un nuovo sistema di organizzazione politico-econonica della vita sociale, contribuirono a dividere il mondo in blocchi animati da una crescente ostilità reciproca e a isolare le democrazie liberali e parlamentari dell’Europa occidentale. Dopo alcuni anni di illusorio benessere, la loro stabilità fu compromessa dalla crisi economica mondiale del 1929 che, nonostante i numerosi tentativi compiuti per stroncarla portò inesorabilmente le nazioni alla seconda guerra mondiale, di cui fu una delle cause fondamentali.
La grande guerra coinvolse le nazioni nello sforzo bellico e dal punto di vista economico, portò inoltre una crisi dei valori democratici. Nel 1918 il presidente Wilson (U.S.A.) formulò il trattato dei punti che avrebbero portato la pace: liberismo economico e abolizione delle barriere doganali. Il trattato prevedeva la costituzione di un organismo con il compito di regolare le controversie internazionali (società delle nazioni). La conferenza di pace di Parigi ridisegnò la carta geo-politica dell’Europa. Le decisioni vennero prese dai paesi vincitori: Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Italia, il trattato di Versaille, decretò l’isolamento di Germania e di Russia. Fra le due guerre si affermò una società industriale di massa, una organizzazione del lavoro incentrata su una produzione di massa, si andava espandendo il settore dei servizi o terziario, con la diffusione della commercializzazione in larga scala.
L’Europa degli anni ‘20 non era più il centro economico del mondo visto che la prima guerra mondiale assorbiva le risorse economiche e altri paesi aumentavano la loro partecipazione alla produzione e al commercio mondiale. Il primato economico passò nelle mani degli U.S.A., i quali diventano i maggiori creditori mondiali. La precarietà del sistema monetario internazionale fu però uno dei fattori che aggravarono la crisi economica del 24 ottobre 1929 in cui crollò la borsa di Wall Street a New York. Fino a quel momento l’America aveva vissuto un boom economico senza precedenti, ma a far crollare la borsa fu una crisi di sovrapproduzione, amplifcata dalla speculazione sui titoli azionari. In tutto il decennio precedente la crescita della produzione e dei profitti era stata superiore a quella dei salari. Ciò provocò un indebolimento della domanda e dei consumi, i ceti alti e medio-alti continuavano a crescere, ma questo non era sufficiente per mantenere costantemente alto il potere d’acquisto complessivo dell’economia, dipendente in larga misura dal livello dei salari. Il 24 ottobre 1929 l’indice di Wall Street iniziò a cadere, si diffuse il panico: più si vendeva, più il valore della azioni diminuiva. Si avviò una spirale di caduta dell’economia che durò ben quattro anni, prima che si avessero i primi segni di ripresa. Una catena di fallimenti investì le banche coinvolte nelle speculazioni (oltre 5000 banche chiusero i battenti). Le industrie, dovettero ridurre la produzione, licenziare e chiudere. Le conseguenze furono gravissime: la quota di produzione mondiale, ormai detenuta dagli Stati Uniti e i legami finanziari strettissimi con l’Europa e l’America latina diminuirono drasticamente e si interruppe il flusso di capitali statunitensi verso l’Europa. Ciò provocò una recessione di livello internazionale che spinse gli stati a politiche protezionistiche.

ITALIA: Il periodo tra le due guerre è contraddistinto dal governo monarchico-parlamentare in cui i tre poteri dello stato erano così divisi:

A questo periodo segue la fase del periodo del regime autoritario-totalitario ( vedi Fascismo 1925–1943). Al termine del conflitto, il paese deluso dai risultati della conferenza di pace si trovava sull’orlo del disastro economico. La pace e la fine delle commesse belliche vede l’industria in un periodo di recessione e la disoccupazione assume aspetti preoccupanti. Gli scioperi degli operai del 1919 furono accompagnati da sommosse, contadini della pianura padana e, soprattutto quelli del meridione, rivendicano la divisione delle proprietà latifondiste. I partiti si frazionarono: all’interno del partito conservatore un certo numero di cattolici formò il Partito Popolare italiano (fondato da don Luigi Sturzo nel 1919), organizzato sulla base delle tradizionali rivendicazioni cattoliche. Nel giugno 1919 a Vittorio Emanuele Orlando succedette come capo del governo Francesco Saverio Nitti, che formò un ministero di centro con ampia partecipazione di elementi giolittiani. Le elezioni del 16 novembre 1919 videro il trionfo dei socialisti e dei popolari. Il Governo Nitti visse solo sette mesi e cadde sulla questione del prezzo politico del pane (9 giugno 1920); venne chiamato ancora una volta a capo del governo Giovanni Giolitti. In politica estera, Giolitti ottenne buoni risultati col Trattato di Rapalo (12 novembre 1920) che risolveva i rapporti con la Jugoslavia attribuendo Zara all’Italia e dichiarando Fiume città libera. All’interno, però, non seppe risolvere il problema degli scioperi e dell’occupazione delle fabbriche in tutta l’Italia settentrionale. Le forze conservatrici e reazionarie, appoggiandosi alle squadre fasciste, imperversarono per tutto il 1921 contro le organizzazioni operaie e socialiste. Il partito socialista nel frattempo entrò in crisi, in seguito alla scissione della minoranza aderente ai 21 punti della Terza Internazionale e alla fondazione del partito comunista d’Italia (Congresso di Livorno). Tutti questi fattori contribuivano a peggiorare l’instabilità del Governo, il che forniva ulteriori argomenti a un raggruppamento politico antiparlamentare debole originariamente ma risoluto a imporsi con la forza, quello dei Fasci Italiani di Combattimento, fondato da Benito Mussolini il 23 marzo 1919.

GERMANIA E ALTRE NAZIONI
In Germania il ritiro dei finanziamenti esteri e la disoccupazione di massa aprirono la strada all'affermazione del nazismo e all'ascesa al potere di Adolf Hitler
I regimi d'ispirazione fascista o ultranazionalisti sorsero anche nei Balcani e nell'Europa danubiana.
Un movimento filofascista sorse pure in Gran Bretagna per opera di Oswald Mosley, già membro del Partito laburista. Nonostante le impegnative misure messe in atto in molti paesi per superare la Grande Depressione, dai piani assistenziali alle politiche economiche autarchiche, gli effetti della crisi si protrassero per tutti gli anni Trenta, fornendo terreno fertile per le forze che determinarono lo scoppio della seconda guerra mondiale.

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